Testi

Sara Scaramelli parte dalle riprese fotografiche in digitale di persone,  dettagli del loro corpo;  poi attraverso la raffinata tecnica della pittura ad olio l’artista rende quella immagine viva,  mediante l’utilizzo sapiente della luce,  del colore negli incarnati e nei dettagli.  Interessata al ritratto ha voluto ribaltare la prospettiva dedicandosi all’identità-corpo attraverso il dettaglio dei piedi,  ma è anche attenta alla loro postura rivelante le dinamiche psicologiche nelle relazioni.

Chiara Bertoldi

Skin Gallery

Nella carne della maternità

Corpi esausti e sfibrati,  ventri arrotondati,  schiene acerbe,  braccia che si tendono per cingere creature fragilissime:  Sara Scaramelli immortala la maternità.

L’artista aderisce al contingente,  lo cattura, ne isola un frammento anatomico e lo restituisce sulla tela senza trasfigurarlo,  indugiando sulle tracce che il tempo ha impresso sulla pelle.

Come fosse l’unico modo per preservare l’autenticità di un istante,  per non dissipare l’intimità di una relazione viscerale e perenne,  che prevede improvvise inversioni di ruolo. 

Tratto da a.t.
Giornale di Brescia, sabato 23 aprile 2011

Un mondo al femminile nell’opera di Sara Scaramelli

La pittura di Sara Scaramelli supportata da un uso e un taglio fotografico ravvicinati,  che permette una descrizione quasi in presa diretta,  giorno per giorno,  degli stili di vita di una comunità esclusivamente femminile-appare un racconto visivo autobiografico,  che non esclude gli aspetti negativi e i momenti drammatici come la malattia e il dolore,  lisolamento esistenziale e le difficoltà comunicative.

La mostra  …  apre con l’opera “La cura”,  nella quale l’artista raggiunge uno dei momenti di più alta sintesi espressiva.  …

Il tema del dolore penetra però, nella Scaramelli con alcune modifiche,  poiché l’artista mette costantemente in scena donne,  in fitto dialogo tra loro,  che hanno sostituito duramente la tradizionale bellezza con la presenza dei loro corpi,  ingombranti ed antiestetici,  con i quali esse si trovano a fare i conti definitivi.

…  un misto di domesticità e tenerezza.  Il tempo dell’emozione le immobilizza,  fino a cristallizzare l’opera in un incipit non esplicito e in momenti di sospensione comunicativa,  che alludono al flusso di coscienza femminile, di sapore novecentista.  …

Tratto da  Giampietro Guiotto
Bresciaoggi venerdì 20 maggio 2011

Feet’s portrait”, piedi come segno rivelatore

Ai piedi è giunta dopo un lungo viaggio nel corpo,  la giovane pittrice bresciana Sara Scaramelli;  a monte della personale che tiene nello spazio gardonese dell’Associazione Lupier,  ci sono altre presenze che abbiamo seguito.  In tutte le sue partecipazioni,  Scaramelli si propone attraverso una verosimiglianza quasi iperrealistica,  e l’amore per il dettaglio,  per lo sguardo inconsueto.
“Feet’s portrait” si intitola la sua recente esposizione.

I suoi protagonisti ci appaiono attraverso i piedi nudi,  coperti di jeans fino alla caviglia,  mostra con i piedi gli stessi turbamenti dei visi anch’essi,  diversi;  si accavallono sporgono da un bordo,  cercano sostegno,  come nei piedi di un ragazzino ponendosi sui piedi più grandi del padre,  vivono anch’essi la realtà, come ogni parte del corpo.  E il ritratto dei piedi, contiene lo sfondo,  non ci consente di ambientare,  crea in noi uno spaesamento,  abituati come siamo a cogliere i visi.  Forse,  per Scaramelli è un modo anche questo di parlarci dell’impossibilità di conoscere e ri-conoscere l’altro,  della nostra solitudine, di persone che ci osservano,  sovente senza capirci.

Tratto da Mauro Corradini
Giornale di Brescia, sabato 3 giugno 2006

Tutte le forme dell’arte visiva

Solo pittura in Sara Scaramelli, che dalla fotografia parte come posa, taglio,  dimensione prospettica;  ribaltando le consuetudini del vedere,  creando un ossimoro tra l’immagine iperrealistica e la posa irrealistica;  una dimensione che produce riflessione e il sottile disagio di fronte alla figura ( “Tazza su tavolo” ) che ci sovrasta dall’alto attraverso l’iconogrfia delle dita dei piedi.   …

Tratto da Mauro Corradini
Giornale di Brescia giovedì 29 dicembre 2005