Categories

Archives

A sample text widget

Etiam pulvinar consectetur dolor sed malesuada. Ut convallis euismod dolor nec pretium. Nunc ut tristique massa.

Nam sodales mi vitae dolor ullamcorper et vulputate enim accumsan. Morbi orci magna, tincidunt vitae molestie nec, molestie at mi. Nulla nulla lorem, suscipit in posuere in, interdum non magna.

senza te non posso stare in napoletano

Telefono, nel gergo della malavita antica. Campanello molto sonoro, necessario, figuratamente, per rintracciare, ritrovare persona o cosa introvabile, irreperibile. Antica espressione per: fare le corna, essere infedele, tradire. Applicarsi, impegnarsi finalmente in cose serie, costruttive. Il sole, così radiosamente alto nel cielo, così remotamente lontano dalle tribolazioni umane, il cui solo impegno è splendere e contemplare sempre sereno e imperturbato la creazione in tutta la sua bellezza, senza che mai giunga a lui neppure un'eco della fatica, dell'affanno del vivere, senza doversi mai dare pensiero di nulla. Accingersi ad un banchetto sibaritico, ad un lauto pasto. Fingersi tonto per eludere un compito difficile, rischioso, per evitare complicazioni. Entrare in lite, polemizzare, battere e ribattere in modo insistente con argomenti futili, speciosi, inconsistenti. Il ragù era un piatto tradizionale dei giorni festivi, fare la passeggiata del ragù significa fare la passeggiata domenicale. Nell'uso corrente: capriccio, sfizio, voglia che assale improvvisa ed irresistibile. Sono un uomo, non carne che si vende a peso. Proporre qualcosa con insistenza, più e più volte./ Mettergliela spesso innanzi perché se ne invogli, Sbacchiargliela. Ed anche, in passato: "un bambino troppo strettamente legato nelle face ed azzimato". Chi è addietro serri l'uscio, o Chi vien dopo serri la porta. (Daniela Volontè) Stai int’ a me. Salsicciotto o salame poco costoso confezionato con tritumi di budella insaporiti con sale, pepe ed anici. Pronuncia: Gəsù, Gəsù, Giuseppə, sant'Annə e Mariə! Imprecazione: Che ti colga la peste. Avere un udito finissimo. Chi possiede, ad esempio denaro, è in notevole vantaggio e detta legge. Non potevo immaginare che una carezza potesse abbattere tutte le mie paure, ma tu le hai cancellate con un solo tocco. Me songhe ‘nnammurate ‘e té. Poveri e senza istruzione attendevano nell'atrio del tribunale qualche pastore della provincia di Campobasso o montanari dell'Abruzzo e, conducendoli in giro per le sale del Palazzo di Giustizia, li attiravano col miraggio dell'impunitÃ. Formula che ricorre nelle preghiere per alleviare le pene delle anime del Purgatorio. Guarda le traduzioni di ‘senza di te’ in napoletano. Riempire, farcire, saturare, subissare qualcuno di vacue chiacchiere, di vane promesse, vantando di capacità e prospettando imprese del tutto immaginarie; sommergerlo, quindi, in un diluvio di colossali menzogne. In senso spregiativo: impiegato addetto al trattamento ed alla creazione di scartoffie. Lo si dice dell'uomo – tradito da assai vispa consorte – che fa toeletta, si agghinda. Trottola che per un lancio errato o perché difettosa ruotava male, arrestandosi piegata di lato dopo pochi giri (si diceva, in tal caso che: Darci dentro spesso e di gusto a consumare, essendone particolarmente golosi, sorbetti. ‘Nnammurate cume a me, uno solo c’e ne sta. Passato di pomodoro che in passato veniva esposto d'estate al sole. Qui ognuno fa i propri comodi, bada esclusivamente al proprio interesse e tutto, di conseguenza, versa nel più completo marasma. Persona o cosa inconsistente, vana, effimera. Molto meglio quindi mantenersi in ogni circostanza il più possibile calmi, sereni. Sopportare sofferenze, guai incredibili, inenarrabili. Chi vo’ male a chist’ammore prima soffre e doppe more. Qui si gioca a scaricabarile, ognuno elude le proprie responsabilità. La spiegazione è di Patrizia Rotondo Binacchi. Pendendo a modello la gallina che non orina mai (idea però del tutto priva di fondamento)). Questo piatto poteva sfamare un'intera famiglia. Si dice ironicamente del malato immaginario che si sente colpito da ogni male possibile. La definizione è in Sergio Zazzera, Citato, con traduzione nel testo, in Giulio Mendozza, '. Dio ne scampi! Tirare fuori, rivelare, dare infine la stura a tutto quello che ci si è tenuto dentro, tacendo, per molto tempo. Menare (in forma corrente: menà) gettare, lanciare. (Stare) come il quattro di bastoni. Si è tutto arenato, ci si perde in troppi indugi, si perde tempo inutilmente. Lavorare duramente per provvedere alle necessità della famiglia. Detto in differente contesto può significare omosessuale. ti voglio troppo bene. Guantai era il nome di un quartiere di Napoli in cui erano ospitate numerose fabbriche di guanti che esponevano come insegna un guanto. Darsi importanza, ostentare in modo compiaciuto un'aria di superiorità, impancarsi a maestro. — I, (Fradicia: marcia, marcita). Cianfrusaglie, ammennicoli, cose futili, spese inutili. L'indiscrezione in persona, il pubblico banditore, l'infaticabile divulgatore, lo strombazzatore degli altrui segreti. Mi sembri/sembra un allocco, con quella posa immobile e quell'aria stupita, intontita, come quella di un pastore del presepe che assiste incantato ed estatico ai segni prodigiosi che accompagnano la nascita del Salvatore. Proprio ora è l'occasione buona, non lasciartela sfuggire! Può anche significare: sono uno peggiore dell'altro. Lo si augura a chi si è impossessato di denaro o di un qualsiasi bene raggirandoci. Riferito a persona non imparziale: pronta a vedere, riconoscere qualcosa quando gli fa piacere o comodo; completamente cieco, in caso contrario, anche di fronte all'assoluta evidenza. Non disturbare chi sta tranquillo per i fatti suoi. Sei completamente all'oscuro anche dei fatti del giorno più scontati e risaputi. È un buontempone, un giocherellone, un mattacchione. Sottolineare, far valere, ribadire di fronte alla persona con cui si viene a diverbio il proprio superiore valore, rammentandogli energicamente di conservare il rispetto e mantenere le distanze. Citato in Ferdinando Galiani e Francesco Mazzarella Farao. Facciamoci questa bella sgobbata! Dicesi Stare una cosa tieneme ca te tengo di cosa che tentenni, barcolli, stia male in piedi o accenni di cadere. Essere assolutamente egoisti: tutto a me e niente agli altri. Basta così, smettila con le tue lagne. L'espressione trae origine dall'uso borbonico di far caricare per le esercitazioni i cannoni a crusca invece che a polvere da sparo. Ti cerco come l’aria. Dentro il cuore ho solo te. Sta 'ntrìdece. Tipo poco raccomandabile, losco; canaglia, malvivente, avanzo di galera, tipo patibolare, pendaglio da forca. Essere proprio sul punto di ricordare qualcosa e poi farselo sfuggire dalla mente. Tutto finisce a tavola con un pranzo; cioè senza prender veramente le cose sul serio. Citato, con lezione leggermente diversa, in, Per gli aspetti connessi al culto delle anime del Purgatorio si veda Cimitero delle Fontanelle, sezione: Il culto delle anime. Citato in Stefano Tettamanti e Laura Grandi. Tu si l’azzurro dò mare sì duci e si amar. E poi che si fa? Eccome! Arrivare troppo tardi, a cose ormai fatte. Antica espressione impiegata col significato di: distanza grandissima, enorme fra due punti. Il condimento così ottenuto si versa su fette di pane. Non fare niente senza riflettere, valuta prima esattamente la situazione e le tue reali possibilità. Di nascosto, in segreto, clandestinamente, occultamente, alla chetichella. Sarei disposto a perdere un occhio pur di avere la tua giovane età. Si dice di una donna dal seno molto piccolo. Sono possibili anche formulazioni più brevi, come ad esempio: Essere sballottati senza misura, senza riguardo, di qua e di là per soddisfare le necessità altrui, come un cesto di venditore ambulante di taralli. Chi vuole male a questo amore prima soffre e dopo muore. Il riferimento a Garibaldi è connesso alla decisione adottata del ministro dell'interno. Discorso noioso, solfa. Non ne vale la pena. La "voce" insolita (e chill', L'interpretazione (più dettagliata) è in. Il detenuto, nel gergo della malavita antica. Tu pe’ mme si tutte e cose. Avere una moglie tutt'altro che formosa e procace, essere sposati ad una donna magrissima, scarna. Parlare in modo offensivo, parlare in modo volgare e / o offensivo. Il giornale, nel gergo della malavita antica. Il tuo piagnisteo, le tue interminabili geremiadi mi hanno proprio annoiato! Era consuetudine dei vetturini togliere i ferri ai cavalli anziani non più adatti al traino e collocarli nella Chiesa di S. Eligio come atto di devozione al Santo. Cetrulo nzemmentuto è il cetriuolo andato in semenza, che per esser divenuto insipidissimo, non è più atto a mangiarsi. Plurale di cortesia e di riguardo, equivalente al Lei. Mi stai esasperando al punto che avrei una voglia fortissima di somministrarti una robusta dose di schiaffi. Te la passi proprio bene bene. Questa spiegazione è in Sebezio, Motti e detti napoletani, p. 64. Soppesare i pro e i contro. Fallisce, fa cilecca, manca il suo obiettivo. Taccarià: tagliuzzare. La spietata durezza, l'alea e il pericolo della vita in strada (. Mescolati con farina di mais, si dava all'impasto una forma di pizza che veniva fritta. Maltrattare qualcuno con maleparole o atti fisici. La scuola in cui regna la più perfetta armonia tra insegnanti incapaci e allievi svogliati, nella quale regnano chiasso e caos e prospera la più totale ignoranza. Sta tirato a lucido. Senza di te non posso stare. E tuttavia, poiché a volte capita che le futili chiacchiere degenerino in accese polemiche, si usa dire, per stemperare la tensione: Persona scaltrissima, scaltrissima e spregiudicata. Un'inezia in un'enormità, una goccia nel mare. La frase vien dall'uso de' giovani provinciali che addottoratisi nell'Università, portano a casa la laurea arrotolata in un cannellone di latta. Pittà': Dipingere, pitturare, imbiancare; descrivere con esattezza. Citato in Isa Rampone Chinni e Tina Palumbo De Gregorio. Dolce natalizio a forma di esse a stampatello, si preparava già nell'antica Atene con sesamo, miele ed altri ingredienti. Percossa poderosa al punto da stroncare nel malcapitato ogni volontà di reazione. Perciò in senso traslato dinota. Lo si dice di venditori che danno il meno possibile. L'intero mondo. Non posso stare senza di te. Gara di canto a responsorio fra due contendenti che, in occasione delle feste patronali, in piedi su sostegni – sovente botti – davanti al pubblico che decideva con il suo favore il successo, si rivolgevano reciprocamente astrusi quesiti sui particolari più minutamente dettagliati relativi alla vita di San Guglielmo da Vercelli, fondatore del tempio e del convento di Montevergine e del Goleto Presso Sant'Angelo dei Lombardi. ‘O ssaje comm fà ‘o core quann s’è annammurato? Si usa anche per raccomandare di evitare i viaggi per mare, se non strettamente necessari (ma si usa anche la variante moderna "pe' ccielo e pe' mmare", per includere i viaggi in aereo). È avaro, spilorcio fino all'inverosimile, così tanto che ha fama di essere tiratissimo fin nel rilascio delle sue stesse deiezioni, pur di non cedere nulla che gli appartenga. Formula di scongiuro: Che ciò non accada, non sia mai! Si dice — talvolta con ironia — di persona con molti corteggiatori o di negozi o studi con molta clientela. E adesso che si fa? Eccelle incontrastato nella sua sola autentica dote: le inesauribili, vacue e inconcludenti chiacchiere. Giro di frasi giocoso per rimproverare, canzonandolo, chi agisce o pensa da sprovveduto: Ma ti vuoi svegliare un po' fessacchiotto che non sei altro? 3.3K likes. Detto di notizie propagandate come accattivanti e nuove, ma che si rivelano nulla di entusiasmante. senza traduzione nel dizionario italiano - napoletano a Glosbe, dizionario online, gratuitamente. Prendere definitivamente le distanze, cessare, chiudere radicalmente e per sempre ogni rapporto con una persona o una situazione. Si è capovolto il mondo, va tutto irreparabilmente alla rovescia. 'E guagliune d' 'a guainella. Lontano da me e fintantoché non subisco alcun danno diretto faccia pure ognuno a suo bell'agio quello che più gli aggrada. Ho capito chiaramente che mi si vuole imbrogliare. La variante della preposizione a (dal latino ad) implica il raddoppiamento consonantico della parola successiva; per esempio: me votto a mmare.Vi sono delle eccezioni, come si vede negli esempi qui avanti. È vittima di una moglie inappagabile, non univira e assai trasgressiva che si concede, con libera spregiudicatezza, varie, frequenti, abbondanti, cospicue, copiosissime, innumerevoli eccezioni al ferreo, (forse un po' plumbeo), obbligo di osservanza della fedeltà coniugale. Che di più non si può! Occorre tener presente che questo termine reca in sé l'impronta di una concezione svalutativa dell'omosessualità molto diffusa in passato ed ha pertanto una connotazione fortemente offensiva. La traduzione è di Patrizia Rotondo Binacchi. Per il cibo. Una brigata di ragazzini, scugnizzi; una comitiva di perdigiorno. Tu sì a vita mia. Una persona estremamente brutta e sgraziata. Il riferimento alle papere australiane è solo un'aggiunta divertente senza significato. Tutto è in disordine, nulla va come dovrebbe. Chi, senza discrezione, dice ad alta voce alta cose che sarebbe meglio tenere segrete. Fanno a gara a chi sperpera (e distrugge) di più. Con questa frase, che contiene un'evidente allusione maliziosa, si prende in giro chi cerca qualcosa che sta proprio sotto i sui occhi. I titoli di credito da riscuotere obbligatoriamente ed indilazionabilmente venivano in gran parte inoltrati a Besançon. I dispiceri potrebbero facilitare o accrescere i disturbi cardiaci che anticamente venivano curati con lo zucchero, costoso. Dire a chi vanta origini nobili che è Parente a Chiochiaro. (Ad Afragola il sole sorge più tardi di Napoli). I napoletani rinominarono scherzosamente la banca Scilla in Sciùlio (sciulià': scivolare. Io faccio e tu disfi, io creo e tu distruggi, io aggiusto e tu guasti; smettila di crearmi difficoltà, di mettermi i bastoni fra le ruote! L'umidità delle castagne deforma e affloscia il cartoccio che in più si tinge di macchie scure: Una donna priva di grazia e di bellezza. ... senza di te non posso stare. Il napoletano … Si dice per per prendere in giro chi si gloria, senza averne alcun motivo, di aver fatto qualcosa di straordinario. Non faccio alcun conto di quello che dici. La definizione è in Zazzera. (Sophia Loren). Questa l'hai sparata grossa! Non mi manchi quando sono triste, mi manchi quando sono felice e non posso dividere tutti questi sorrisi con te. Sei lo zucchero del mio cuore. Pagheremo quando gli affari andranno bene. Ti cerco come l’aria. (Una delle formule introduttive alla predetta liberatoria, catartica operazione di "svuotamento", una delle. I stramacchio [600] Di nascosto, furtivamente, con un sotterfugio, sottobanco, alla chetichella, aggirando le regole. Per la sua conformazione non può reggersi da solo ma deve essere appoggiato a qualcosa o sospeso. Esclamazione che esprime meraviglia di fronte a situazioni spiacevoli, che sorprendono sgradevolmente o per esprimere un'ampia gamma di sentimenti: stupore, paura, meraviglia, insofferenza, impazienza o altri simili. Preparazione gastronomica che si ottiene soffriggendo in padella olio con aglio e peperoncino, si aggiunge acqua e si lascia bollire. È l'abito mentale, la divisa di chi fa ricorso a mezzi disonesti per vivere. A S. Luca sono attribuite celebri icone della Vergine. Ma come? Debole, senza forze, a stento in piedi. Farenello è una persona dai modi fastidiosamente manierati, ricercati, leziosi, stucchevoli; bellimbusto, cascamorto con le donne. San Francesco, com'è ovvio, non possedeva cavalli; i piedi erano il solo mezzo di cui disponeva per viaggiare. Comando che gli osti impartivano prima della chiusura del locale. Sentir nascere, rinascere nel proprio cuore la speranza, aprirlo alla speranza. Es. Carautielle: cibo immaginario. Bastonare pesantemente uno sventurato sulla schiena e sulle spalle. Citato in Mineco Piccinni (Domenico Piccinni). San Gennaro. Refuso, in realtà: assa = ((l)assa): lascia. Un debito grosso più grande ne copre uno vecchio. Corrisponde al numero 6 della smorfia napoletana. Es. Si dice di chi, specie se avaro, diventa improvvisamente ed esageratamente generoso con tutti. Le antiche due bustine per la preparazione della Idrolitina. Esclamazione onomatopeica di disprezzo (sputare). Giovane che si è messo su una brutta china, incline a commettere azioni deplorevoli. Il suono di strumenti ad arco sonati alla peggio. Il dialetto napoletano è molto colorito e divertente, ma ha anche la capacità di diventare molto romantico e passionale quando l’occasione lo richiede. Citato in Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino, Massimiliano Palmese e Massimiliano Virgilio, un progetto ideato da Massimiliano Palmese dedicato ad. Citato in Philip Gooden e ‎Peter Lewis. Senza di te non posso stare perché tu m’appartieni – è già una dichiarazione di guerra, una serie di parole che nell’immaginario virile dovrebbero rendere una donna orgogliosa e fiera invece che terrorizzarla e indurla a fuggire lontano lontano in un pianeta dal nome sconosciuto. Sicuro! Una casa che non gode di buona reputazione: il doppio ingresso si rivela particolarmente conveniente per il coniuge inquieto, disinvolto, dedito ad attività extraconiugali: entrare discretamente e svignarsela in tutta impunità e sicurezza non è difficile. Pasqua delle Rose. Nun te fà ‘ncantà a stu monno, so tutt brav’a recità. L'espressione può essere impiegata, senza voler offendere, per troncare con rude cordialità un argomento; oppure — in maniera non riguardosa — per insinuare che con la sorella dell'interlocutore si è in estrema, intima confidenza e che se ne sono già apprezzate le qualità molto a fondo... Me ne infischio, me ne impipo completamente, non me ne frega un bel niente! Persona fastidiosa, noiosa, molesta, assillante; sgradevole come il terapista che curava le piaghe purulente applicando ad esse una fonte di calore. ); per manifestare soddisfazione – come per una rivalsa desiderata e finalmente ottenuta – alla vista delle gravi difficoltà, dei guai in cui è incappato chi ci ha fatto un torto o è solito agisce con scorrettezza, cattiveria. Tu me faje ascí pazzo. Tenere ben chiuso in se stessi. Sorta di rumoroso frastuono creato per lo più da bande di. Seccare, annoiare smisuratamente, inesorabilmente. Sì trasuta int’ò core mio. Nun pozzo sta senz’e te. Grande! Incalzare qualcuno ragionando, metterlo alle strette. Il vino cotto veniva bevuto anche d'inverno al fioccare della prima neve. Anche: basta divagare, dilungarsi, stringiamo, veniamo alle conclusioni. Deformazione dell'espressione. La varicella. Essere indecisi, esitare nel dubbio. È noto che furono un bue e un asinello a tenere al caldo Gesù Bambino nella mangiatoia. Chi vuole male a questo amore prima soffre e dopo muore. Sei talmente sfortunato, tutto ti va così male, che hai bisogno di farti impartire una benedizione, e una benedizione particolarmente efficace. Quanto può resistere una donna senza rapporti sessuali - L'astinenza sessuale è difficile da sopportare, scopriamo quanto può resistere una donna senza fare sesso Oltre ad essere una vera e propria lingua, il napoletano è anche espressione della cultura popolare della città di Napoli. Secchio. La grammatica napoletana è abbastanza complessa e distinta rispetto a quella italiana, ciò dovuto anche al fatto che, nonostante venga utilizzato anche nei testi scritti, il napoletano è prima di tutto una lingua orale. “Non posso stare” indica una grave crisi d’astinenza. Completamente di propria iniziativa, in modo improvviso ed inatteso; rispondere, commentare facendo immediatamente seguito, botta e risposta o anche interrompendo o sovrapponendosi all'altrui discorso. Susine o albicocche spaccate e fatte essiccare d'estate al sole, venivano conservate per la stagione invernale. Essere in forte ed insanabile contrasto. Es: Persona gioviale. Io sono a vostra completa disposizione; non dovete far altro che chiedere, ogni vostro desiderio è per me un ordine. Lamentazione lunga e monotona. Cicchignacco è il nome con cui veniva venduto sulle bancarelle il «diavoletto di. Ḕ dimagrito. / Saranno altri, quelli che verranno dopo, a sopportarne le conseguenze, a doversela sbrogliare. Vajassa. Essere dissoluti. Antica espressione: E adesso cosa si può fare? Essere concentrati in un lavoro che necessita di grande attenzione. Finito per sempre in fondo al pozzo: la cosa è senza rimedio. La traduzione è veloce e ti fa risparmiare tempo. Tu si ‘o primmo ammore mii. Rucchiello: strumento da incannare la seta, Rocchetto. Poiché maggiore è il disordine, la confusione, il caos, più facile è pescare nel torbido. Deviare dal corretto ed educato parlare. La collera non fa che aggiungere danno a danno senza nulla risolvere. Avere una fortuna assolutamente imprevedibile. Sono troppo innamorato di te e adesso come faccio? Col nome raddoppiato di questo dolce si chiama con tenerezza la propria fidanzata. Sfuggire ad un pericolo, scamparne incolumi avendone avuto sentore, come un topo che riesca a portarsi via l'esca senza farsi catturare nella trappola. Con questo appellativo confidenziale le "parenti". Queste frattaglie, in sé non appetibili, te le prepari con le uova per rendertele più gustose. "So perfettamente che tipo di persona sei, non puoi nasconderti, non me la dai a bere, non abbocco!". Ci sono uomini, ometti, omoni e nullità. Parla semplice, schietto, con naturalezza. Pietra focaia. Camuffare per occultare difetti e gabellare per buono, perfetto, autentico: imbrogliare. Si dice anche di chi parla con voce assordante. Le risposte, come le domande, erano cantate. Riferito a chi compie cattive azioni senza volersene assumere la responsabilità. Risposta scherzosa o elusiva alla domanda (fatta per curiosità invadente): Che si dice? Dare apertamente voce al proprio risentimento per i torti subiti, presentare all'interlocutore il conto completo delle sue scorrettezze. Tu sì o zucchr ‘ro core mij. Parole eufoniche, onomatopee tratte dal mollemente ritardato parlare e conseguentemente agire dei dappoco. Molto comunemente impiegato per indicare i pallini ('e nippule) che si formano su un tessuto di lana (tipici quelli che si formano su di un maglione vecchio) vecchio, consumato. Nome dato al. Citato in Mondadori, Meridiani, 2000, p. 1011. Dint a stu core teng sul a te. Veri e propri fiocchi di neve, raccolta, accumulata, sotterrata in sacchi nella stagione invernale e dissotterrata in quella estiva, per essere offerta in vendita, mista a vino cotto (bollito con zucchero) che veniva preparato in autunno e conservato in bottiglia. Malissimo. La Madonna di Castello, venerata nel Santuario di Santa Maria a Castello a Somma Vesuviana. Morire. Si dice quando accade che qualcosa di importante finisca nelle mani di un incompetente. Far l'arte del funaio significa percorrere a ritroso la strada che porta al successo, regredire anziché progredire. Quindi: fare malvolentieri qualcosa che, per giunta, non era neppure stata richiesta. Nce stanno uommene, uommenicchie, uommenone e quaquaraquà. Più nulla da dare o da avere.

Il Nome Di Girardengo, Titolo Indicativo E Non Esaustivo Cosa Significa, E Sarà Natale Tutto L'anno, Pianola Bontempi Anni 90, Base Musicale Bella Ciao, Hisense Wifi App, Rosario Breve Venerdì, Https Aslroma1 Iscrizioneconcorsi It Login Aspx, Compendio Diritto Pubblico Simone Pdf, Canti Religiosi Per Bambini Catechismo, Setter Irlandese - Vendita, Zona Corvetto Milano Pericolosa, Gloria In Excelsis Deo Medjugorje Spartito, Ricette Dolci Santa Lucia,

Leave a Reply

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>